Daini invernali
Tre giorni fa, approfittando di una pausa del lavoro, son salito sulle mie amate montagne, per il tentativo di immortalare i numerosi ungulati che, stremati dal freddo, cercano di sopravvivere in questo gelido e nevoso inverno. Faccio alcune considerazioni logistiche e mi dirigo verso un posto dove spero di poter incontrare e fotografare qualcosa. Non ho molto tempo, solo il pomeriggio, limato dal tramonto del sole che in questo periodo dell'anno non è molto tardo. Vado allora all'Acquerino, dove il sentiero che volevo percorrere è piano e non presenta particolari difficoltà. Infatti la neve è alta, accumulata dal vento nei punti più esposti. Colgo anche l'occasione per collaudare e provare le nuove ciaspole, appena acquistate. Riesco nell'intento. Posteggio al rifugio, mi preparo e comincio a camminare, aiutato dai nuovi dispositivi. La neve non è compatta, è fresca e polverosa, in alcuni punti manca ed in altri è a cumuli di un metro. Potenza del vento! Percorro pochi metri che scorgo i daini che di solito stazionano nei pressi. Sono quattro, almeno tre adulti ed un giovane. Scatto qualche foto, facilitato anche dal fatto che le bestie sono abituate alla presenza umana. Infatti, se è vero che rifuggono ad un certo punto, quando oltrepassi la linea immaginaria che li invita alla fuga, questa è molto più corta che negli esemplari completamente selvatici. In compenso, non scorgo altri cervidi. Le ciaspole fanno rumore quando calpestano la superficie della neve e l'udito finissimo degli ungulati li mette in guardia, fuggendo alla mia presenza, senza darmi modo di ammirarli e scorgerli. Ma è così, con i selvatici bisogna aver pazienza. Intanto mi godo questi momenti e la presenza di questi pochi animali.